25 Novembre Giornata mondiale contro la Violenza sulle Donne

La ricorrenza è stata istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare la popolazione in quel giorno. Molte persone possono pensare che il 25 novembre sia adesso una giornata ridondante di convegni, eventi, rassegne, ma forse non tutti sanno che in Italia solo dal 2005 centri antiviolenza e case delle donne hanno iniziato a organizzare incontri, denunciando un fenomeno di cui si parlava pochissimo.
La data del 25 novembre fu scelta per ricordare l’omicidio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (dittatore della Repubblica Dominicana). Mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, le tre sorelle furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare e condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze dove furono torturate e uccise.


E’ stato creato un apposito logo con la parola “Stop” contenuta nell’immagine di una scarpa sportiva rossa (dove si unisce la matrice sportiva dell’AICS con il simbolo della lotta alla violenza sulle donne) e al di sotto la scritta “Stop Violence Against Women”. Le foto simboleggiano, a livello nazionale, l’impegno quotidiano dell’AICS nel contrastare ogni forma di violenza e discriminazione, promuovendo quei valori di unione, di partecipazione e di uguaglianza che da sempre la caratterizzano. (Fonte AICS on Line)
Tutte le iniziative di AICS della Campagna “Stop Violence Against Women”
Scarpe Rosse, perché?
Le scarpe rosse, sono diventate simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne, grazie ad un’artista. Era il 27 luglio del 2012 quando Elina Chauvet le utilizzò per la prima volta in un’installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez.
L’artista ha vissuto a Ciudad Juárez in Messico, negli anni della formazione universitaria, in architettura, ed è stato allora che ha potuto constatare il fenomeno della sparizione delle giovani donne – diverse inchieste le indicano principalmente di età compresa tra i quindici e i venticinque anni – e del ritrovamento dei loro corpi senza vita nel deserto. Tutte vittime di uno stesso trattamento, come se l’azione criminale sia commessa da un serial killer: rapite, stuprate, orrendamente mutilate e uccise per strangolamento. Allo stesso tempo Elina ha notato come la città e le autorità minimizzassero il problema. Dietro quei nomi si celano studentesse e molte lavoratrici delle Maquiladoras, fabbriche che impiegano manodopera a bassissimo costo (questa è la zona franca più grande del Messico, dunque vi sono molte fabbriche). Così l’artista ha deciso di rompere attraverso il suo lavoro l’omertà e il silenzio che avvolge questa situazione.
Nel 2009 Elina ha dunque raccolto tra conoscenti trentatré paia di scarpe e le ha installate nello spazio urbano di Juárez. Dopo il primo Zapatos Rojos, ha atteso due anni per rifarlo, ma questa volta a Mazatlan, nello stato di Sinaloa, e di scarpe, grazie al passaparola generato dall’installazione a Juárez, ne sono state donate trecento.
E da quel giorno le scarpette rosse, dello stesso colore del sangue versato da tantissime donne in tutto il mondo, sono diventate il simbolo della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.(Fonte Linea d’Ascolto e Marisposa)